Torna l'ora legale.
La legalità invece è ancora lontana.
Ho appena letto un post
bellissimo.
Riflettevo sulla perversa logica della tutela dei propri diritti a scapito di quelli altrui.
Se ho diritto a qualcosa, perché, se questo qualcosa viene concesso anche a qualcun'altro, dovrei soffrirne?
O forse, è la mia presunzione di essere privilegiato a poter godere di questo diritto, a soffrirne?
Sembra che l'essere umano abbia come brutta abitudine quella di volere le cose buone tutte per se, e, poter imporre la propria volontà su altri simili, ed esercitare questa prepotenza in maniera arbitraria, capricciosa.
In un palazzo, vive una famigliola tradizionale, composta di mamma, papà e due bambini. Lui impiegato, lei casalinga. Famigliola fatta con lo stampino, che sembra uscita dal manuale della buona famiglia cristiana di comunione e liberazione.
Nello stesso palazzo vive una coppia di persone dello stesso sesso, uno professore universitario di filosofia, l'altro professore di educazione fisica. Due persone tranquille.
Da parte della prima, vi è sempre un atteggiamento di superbia, superiorità, di accusa, di intolleranza nei confronti della seconda. La seconda invece si mostra comprensiva, tollerante, ed anche corretta nei confronti della prima, ed in generale, degli altri condomini.
Con l'approvazione di leggi che tutelano e consentono alcuni diritti alle coppie di fatto, forse è questo che hanno paura di perdere? La giustificazione morale di essere superiori e di poter trattare con disprezzo qualcuno? Il diritto ad essere "razzisti legalizzati"?
Dietro alle belle parole, purtroppo, si cela sempre la criminale voglia di sopraffazione.